Il GDPR ha colpito anche le letterine a Babbo Natale? O forse no

Siamo in pieno clima natalizio e, molto spesso, questa aria di festa e di attesa del 25 dicembre è ancor più dolce del vivere la giornata in sé, che spesso passa velocemente senza quasi accorgersene.

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Il Natale, almeno per me, ricollega ricordi dell’infanzia perché è proprio la festa dei bambini. La magia delle luci colorate e delle immagini ovattate rassicurano e ci allietano questo periodo di giornate fredde e corte.

Ma cosa potrà mai c’entrare il Natale con il GDPR, che suscita sensazioni tutt’altro che magiche?

Di recente è apparsa sul web una notizia che ha fatto non poco scalpore: nella città di Roth, in Germania, è usanza da anni per tutti i bambini della cittadina, attaccare la propria letterina per Babbo Natale sul grosso albero allestito nel centro della cittadina.

Questo albero di Natale è decorato da oltre 4000 letterine appese e penzolanti, dove tutti i bimbi della città scrivono all’interno i loro desideri, assieme al loro nome completo e all’indirizzo di casa.

Ma con l’entrata in vigore del GDPR il Sindaco di questa cittadina si è interrogato sul da farsi, facendo presagire che, forse, quest’anno questa usanza tanto apprezzata dai bambini della città, non poteva più essere realizzata, a causa del fatto che i dati personali di questi bambini sarebbero stati esposti in un luogo pubblico e che titolare del trattamento sarebbe stato proprio l’ente comunale, nella persona del suo Sindaco.

I cittadini di Roth si sono dichiarati molto contrariati da questa presa di posizione, rivendicando il diritto di continuare una tradizione alla quale grandi e piccini erano intimamente legati.

Però, d’altro canto, il Sindaco non voleva certo rischiare le pesanti sanzioni che il GDPR prevede, andando a pesare sulle casse dell’amministrazione comunale e, di conseguenza, sulle tasche dei cittadini stessi.

Alla fine questa storia si è conclusa col lieto fine, semplicemente prevedendo che la letterina a Babbo Natale fosse corredata con un’informativa sul trattamento dei dati personali e con il necessario consenso dei genitori esercenti la potestà, trattandosi di minori di 16 anni.

Riflettendoci bene, questa stessa conclusione poteva essere raggiunta anche con la vecchia normativa: non serviva certo l’avvento del GDPR per sancire la necessità di ottenere il consenso dei genitori al trattamento dei dati personali dei minori.

Però solo adesso, dopo l’entrata in vigore del GDPR, ci si ferma a riflettere e si pensa a questi aspetti con una visuale più ampia.

Forse era proprio necessario questo frastuono del GDPR per cominciare a tatuare nel nostro DNA l’importanza di fare attenzione e di non trattare i dati personali altrui (o non permettere che gli altri trattino i nostri) con leggerezza, senza le dovute cautele.

Allora, forse e dico forse, non tutto il GDPR viene per nuocere se il suo avvento ha comportato più attenzione da parte dei grossi colossi come Google e Facebook e più attenzione e sensibilità a tutti i livelli, partendo dai singoli cittadini.

Questa vicenda ci aiuta anche a capire che il GDPR (o la legge sulla protezione dei dati personali) non vuole impedirci di fare ciò che abbiamo sempre fatto ma, semplicemente, vuole insegnarci un modo diverso di fare le cose, per tutelare un qualcosa di molto prezioso, il cui reale valore spesso è sconosciuto.

Davvero credo che il GDPR abbia volato alto, guardando un panorama che pochi vedono, fatto di calcolatori potentissimi e di Intelligenza artificiale, di macchine che guidano da sole, di processi decisionali automatizzati dove noi, che siamo persone, dobbiamo ricevere rispetto e beneficio, non certo pregiudizio o discriminazione.

E, poiché siamo noi i primi artefici della nostra mancanza di privacy, consegnando alla rete tutti nostri dati, le nostre preferenze, i nostri pensieri e le nostre attitudini, abbiamo estremo bisogno di una guida. Lo abbiamo fatto in buona fede, perché non sapevamo quali conseguenze potesse portare.

Però è fondamentale mantenere il controllo del flusso dei propri dati personali, soprattutto se sono quelli dei nostri bambini, che sono una categoria vulnerabile e, quindi, da proteggere maggiormente.

E il GDPR non intende sradicare le nostre abitudini o tradizioni, ma solo insegnarci a fare le cose in modo diverso e più consapevole.

Così anche quest’anno i bimbi di Roth potranno vivere la magia del loro Natale, vedendo appese all’albero le loro letterine per Babbo Natale, con un pizzico di consapevolezza e protezione in più.

Frida Del Din